Il sacerdote Felice Prinetti nacque il 14 maggio 1842 a Voghera (Pavia), diocesi di Tortona, terzo dei sei figli dei nobili Francesco Prinetti e Serafina Pedevilla, che gli diedero un’ottima educazione cristiana.
Dopo i primi studi nella natia Voghera, nel 1857, si iscrisse all’Università di Torino, laureandosi come ingegnere nel 1864. Nel contempo, a 18 anni, nel 1860, entrò nella Regia Accademia Militare di Torino, dove nel 1862 raggiunse il grado di sottotenente di artiglieria e nel 1866 quello di capitano.
Si arruolò come volontario nell’esercito del re di Sardegna e nel 1866 prese parte alla III Guerra d’Indipendenza contro l’Austria. Nel 1870 fu assegnato al Polverificio di Fossano, in provincia di Cuneo, del quale l’anno successivo divenne direttore, poi addetto alla Stato Maggiore Generale e al Ministero della Difesa del nuovo Regno d’Italia.
Cattolico tutto d’un pezzo, visse con sofferta coerenza il grande contrasto fra il papa Pio IX e il nascente Regno Italiano, con la conseguente abolizione dello Stato Pontificio e lo scatenarsi della Massoneria anticlericale. Sovente lo si poteva vedere in preghiera, in ginocchio davanti al Santissimo Sacramento o con il Rosario in mano dinanzi all’immagine della Madonna, vestito della sua divisa da ufficiale. Prima di tutto egli era miles Christi: cavaliere di Cristo! In quegli anni, un giorno, a Torino, venne rimproverato aspramente da un collega ufficiale perché, in divisa, accompagnò un sacerdote che portava la Comunione ad un moribondo. Siccome reagì con fierezza agli insulti del collega, costui lo sfidò a duello. Non potendo accettare la sfida, in quanto cattolico fedele al comandamento di non uccidere, il capitano Prinetti si dimise dall’esercito nel novembre del 1873 e rinunciò alla brillante carriera militare.
La rinuncia alla carriera militare, tuttavia, fu propiziata da una convinzione interiore che andava maturando e che gli prospettava un altro futuro per la sua vita. Questa convinzione fu rafforzata da un incontro che può essere considerato fortuito dal punto di vista umano, ma che assume un carattere provvidenziale da un punto di vista soprannaturale. Nell’ottobre 1873, infatti, giunse al Polverificio di Fossano il missionario P. Paolo Abbona, degli Oblati di Maria Vergine, Congregazione fondata dal ven. Pio Bruno Lanteri (1759-1830). Costui accompagnava una missione della Birmania a conoscere le organizzazioni militari europee, per poi impiantarle in terra birmana. Il missionario propose allora al capitano Felice Prinetti di recarsi in Birmania ad organizzare insieme ad altri ufficiali l’esercito di quel Paese e segnatamente il Polverificio di Magdallé. Felice Prinetti accettò la proposta di seguire il P. Abbona, ma invece di andare in Birmania il 15 dicembre entrò nella Congregazione degli Oblati di Maria Vergine, la stessa di padre Abbona, nel Noviziato di Nizza Marittima.
Il 1° gennaio 1874 ne indossò l’abito; il 16 gennaio 1875 fece la sua professione religiosa e il 23 dicembre 1876 venne ordinato sacerdote; era il terzo figlio dei Prinetti a diventarlo. Ma il suo campo d’apostolato non fu la Birmania, che avrebbe voluto raggiungere al seguito di padre Abbona. I suoi superiori gli affidarono il compito d’insegnare matematica e fisica ai novizi di Nizza Marittima.
Nel 1881, il padre oblato Vincenzo Berchialla fu nominato arcivescovo di Cagliari e si scelse come segretario P. Felice Prinetti. P. Prinetti venne così in Sardegna, divenne allo stesso tempo un attivo collaboratore del vescovo, Rettore del Seminario, Direttore dell’ufficio amministrativo, Redattore del periodico cattolico “Il Risveglio”, confessore e direttore spirituale molto ricercato.
Venute meno le Suore Cottolenghine, che lavoravano nel Seminario, diede vita ad una congregazione religiosa femminile che doveva dedicarsi al servizio del Signore, della Chiesa, dei sacerdoti. Riunì un primo nucleo di donne intorno ad una giovane vedova Eugenia Montisci, e, così, il 20 settembre 1888, nacquero le “Figlie di S. Giuseppe”. Dopo appena un anno, la neonata Congregazione aprì una Casa a Genoni nella diocesi di Oristano e nel 1894 ebbe l’approvazione diocesana di Cagliari. In quell’occasione P. Prinetti raccomandò alle suore: “Voi dovete ottenere grazie abbondanti per la conversione dei peccatori e per la salvezza delle anime. È tanta l’infelicità di un’anima in peccato che Dio per salvarla mandò il Figlio suo a patire e morire su una croce per salvare i peccatori: per questo Gesù si offre ancora vittima sull’altare; per questo ha istituito la Chiesa e suscita i suoi sacerdoti. Per salvare i peccatori, Dio chiama alcune anime elette per consacrarsi con una vita più perfetta a Gesù Cristo, per entrare con la preghiera e con le buone opere nelle Sante Piaghe del Salvatore e farne piovere in abbondanza sulle anime il suo Preziosissimo Sangue per la loro conversione e salvezza”.
Morto mons. Berchialla il 13 ottobre 1892, il nuovo arcivescovo di Cagliari Mons. Serci Serra lo trattenne per qualche tempo nell’isola. Ma, essendo sorte delle difficoltà, come spesso capita ai santi, dovette rientrare in Piemonte. Il 19 dicembre 1894 giunse a Giaveno (Torino) come rettore degli aspiranti Oblati. Rimase in questo incarico fino al 1903, senza trascurare la guida delle sue suore che mantenne con le lettere e con le visite annuali. Dal 1903 al 1906 resse la chiesa di S. Francesco d’Assisi in Torino.
Nel frattempo, il vescovo di Oristano mons. Zunnui Casula, il 24 ottobre 1895, confermò l’erezione canonica delle ‘Figlie di S. Giuseppe’, e la Casa di Genoni divenne la loro Casa Madre. P. Prinetti nei delicati compiti che gli furono affidati fu un educatore dolce ed energico. Uomo di fede e di scienza, confessore e guida di anime, sempre unito a Gesù, leggeva nell’intimo e compiva azioni che avevano del miracoloso. Diceva:“Gesù è infinitamente buono. C’è tanto da fare per Lui, per salvargli le anime. Le forze mancano ma siamo beati perché crediamo e soffriamo per Lui”. Ripeteva spesso: “Com’è buono Gesù che ci concede di lavorare e persino di soffrire per Lui! Non è questa l’intimità dell’amore?”.
Nel settembre 1906 il card. Pietro Maffi lo invitò ad aprire a Pisa, presso la chiesa di San Jacopo all’Orticaia o alle Piaggie, una Casa degli Oblati di Maria Vergine, e gli affidò il compito di direttore della Casa. Per la sua intensa opera pastorale, il centro di Piaggie divenne un fulcro di vita spirituale; nonostante l’ambiente fosse pieno di anticlericali, anarchici, rossi, don Felice andando come al solito contro corrente, armato solo della carità di Cristo, iniziò la rigenerazione del borgo, tra attentati, incendi dolosi, colpi di pistola, sommosse.
In questo periodo fece la spola fra le sue suore rimaste sole in Sardegna e le opere pastorali d’avanguardia a Pisa. Istituì la Compagnia della S. Famiglia; il Circolo Aurora per la gioventù femminile, il Circolo Avvenire per gli uomini; la Biblioteca Circolante; la Cassa Malati; la Cassa depositi e prestiti; l’Unione agricola dei mezzadri; la Conferenza di S. Vincenzo de’ Paoli per i poveri, la Scuola di lavoro per le ragazze, l’Oratorio S. Tarcisio per i ragazzi, l’Associazione Maestri Cattolici, l’Associazione della Dottrina Cristiana, la Federazione Universitari Cattolici, la Lega Cattolica del Lavoro per i ceramisti, ecc. Fece sorgere con il ven. Giuseppe Toniolo (1845-1918) la prima scuola di Sociologia in Italia.
Quando il cardinale Maffi andò in visita a San Jacopo stentò a credere ai propri occhi, tanto profonda fu la trasformazione di quel Borgo, grazie al suo proficuo e prolifico apostolato.
Quando, il 24 maggio 1915, l’Italia entrò in guerra. P. Prinetti moltiplicò la carità e l’azione per i fratelli, sempre spinto dal suo grande amore per Gesù. Il 5 maggio 1916, venne colpito da infarto, cadde come un soldato sul campo. “Il duello cui trentenne era stato sfidato da un bullo dell’esercito, l’aveva vinto lui, il capitano fiero della sua fede, oltre ogni aspettativa, andando contro corrente, portando al mondo la luce dell’unica verità che salva”.
La causa per la sua beatificazione, introdotta il 26 febbraio 1982, è attualmente in avanzata fase finale. Ci auguriamo che presto si passi da un santo senza altare a un santo sull’altare!