samugheo. omelia esequiale per il caporalmaggiore scelto Luca sanna
Cari amici,
la tragedia della guerra ha bussato ancora una volta alle porte delle nostre case ed ha portato un annuncio di morte ad una mamma, una sposa, un paese intero. Dopo quell'annuncio, ho bussato anch'io a una di quelle porte, per offrire una parola di conforto, ed ho sentito la protesta disperata della mamma Rita Castellano, che chiedeva di riavere il figlio Luca per abbracciarlo.
Sono rimasto senza parole di fronte a questa domanda alla quale non era possibile dare alcuna risposta. Ogni parola pronunciata in proprio, di fronte alla tragedia della morte, diventa debole e quasi vuota. E siccome non tutte le morti sono uguali, quella subita in maniera proditoria dal caporalmaggiore Luca Sanna dell'VIII Reggimento della Brigata Julia, è doppiamente dolorosa e quasi inaccettabile. Sappiamo, infatti, che non tutti accettano che dei nostri giovani muoiano ammazzati in terre lontane per difendere la pace e promuovere la democrazia. Solo le parole che ci vengono da fuori, dall'alto, da oltre i confini dell'impotenza umana, ci possono dare motivazioni, luce, speranza. Il salmista ci invita ad "alzare gli occhi verso i monti", perché l'aiuto ci viene dalle parole non umane. Ed è a nome di queste parole non umane che questa sera sono con voi cari genitori Rita e Antonio, cara sposa Daniela, per dirvi con la liturgia che celebra il mistero della morte e della risurrezione di Cristo, che la vita viene trasformata ma non eliminata. E' come se Luca sia solamente passato dall'altra sponda, come se sia nascosto nella stanza accanto. Luca non è fuori dai vostri pensieri e dalla vostra mente, solo perché è fuori dalla vostra vista. Non è lontano, è dall'altra sponda, quella dell'eternità. In qualche modo, un analogo dialogo di dramma e di protesta è avvenuto davanti a Gesù, quando Marta di Betania gli ha rimproverato: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto". E Gesù rispose: "tuo fratello risusciterà", aggiungendo, in risposta alla replica di Marta: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno". Questa è la nostra fede, ma questa è anche la nostra sfida. La certezza della risurrezione non elimina il dramma della sofferenza per una morte ingiusta e crudele e per la perdita di un figlio e di uno sposo.
"Nulla è più prezioso della pace che disarma ogni nemico terrestre e spirituale", ha scritto S. Ignazio di Antiochia, vittima di un atroce martirio tra le belve del Colosseo. "Meglio morire in piedi che vivere una vita strisciando": ha scritto Gian Marco Manca, caporale maggiore algherese, di 32 anni, che ha preceduto nella tragedia della morte il caporale maggiore Luca Sanna. Ecco l'ideale umanitario che anima i nostri giovani delle missioni italiane all'estero: disarmare il nemico con la forza della pace; essere pronti a morire in piedi per onorare una vita piena di sogni e di coraggio. Questo ideale ha portato il numero dei soldati italiani morti in missione a 36 e sette di queste croci lontane sono sarde. La Sardegna ha dato un tributo umano altissimo alla causa della pace. Puro eroismo? Pura necessità? Puro dovere della patria? Il rispetto per la morte dei nostri soldati ci impone di non rispondere a queste domande. Oggi siamo qui non per porre domande o dare giudizi ma per offrire il conforto cristiano ai familiari, parenti, amici di un soldato ucciso nel compimento del suo dovere, e testimoniare loro con la fede che Luca Sanna è entrato nelle vita eterna, accolto dalle braccia di una paternità che non conosce più fine. Ora Luca, in compagnia di Samuele, Silvio, Alessandro, Matteo, Mauro, Gianmarco, dalla sponda dell'eternità, prega per i propri compagni che ancora devono affrontare ogni rischio nell'associare la vita ad una missione altruista, e soprattutto per il suo compagno Luca Bergonzi ferito con lui, cui auguriamo di cuore una pronta guarigione. I militari sardi in questo decennio si sono ritrovati sempre nei punti caldi delle missioni di pace. Qui hanno saputo onorare la divisa che indossano, la patria che rappresentano, la fierezza della nostra gente e dei nostri valori.
Cari amici,
trasformiamo in preghiera il coro di rabbia e dolore che assale il nostro animo. La preghiera degli alpini Signore delle cime esprime molto bene lo sbigottimento e la domanda di senso che ogni morte accidentale suscita al cuore dell'uomo: "Tu, o Signore, hai chiesto alla montagna la vita di un nostro fratello". In questa preghiera, chi muore non è destinato alla morte, ma alla vita eterna, trasfigurata come la continuazione dell'attività alpinistica del defunto. Quella tragica morte in montagna che ha ispirato Bepi De Marzi a comporre il canto-preghiera degli alpini è la stessa tragica morte sul campo di battaglia che ispira la nostra preghiera di stasera.
Luca è nato alla terra il 4 novembre, giorno della festa di San Carlo Borromeo. Nella chiesa romana dedicata a questo grande santo è riportato l'elogio biblico delle persone giuste con le parole che descrivono il patriarca Noe: tempore iracundiae factus est reconciliatio: "nel tempo dell'ira si è fatto riconciliazione". E' nato al cielo il 18 gennaio, primo giorno dell'ottavario di preghiera per l'unità dei cristiani. Per chi legge le vicende umane con gli occhi della fede, sono due coincidenze provvidenziali unite da un'unica missione: portare riconciliazione e creare unità! L'esperienza ci dice che la morte di un uomo ci rende tutti più poveri e che nessuno di noi può chiedere "per chi suona la campana". Possa, allora, il sacrificio di Luca e quello di tutti i suoi compagni portare frutti di pace e di unità alla terra che gli ha dato la morte e all'Italia che gli ha dato la vita.
Amen.
Omelia per la messa esequiale del soldato Luca Sanna
(Parrocchia di Samugheo, 22 gennaio 2011)
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