Avvento. "Attendere, prego"
Vi è mai capitato di telefonare a qualche ufficio e dovervi sorbire un motivo musicale per svariati minuti, intercalato da un infinito “Attendere, prego”?
In quei momenti non avevate alcuna voglia di attendere e anche quel “prego” vi sarà suonato alquanto strano. In Avvento, invece, quelle due parole ci stanno bene, anzi benissimo. Avvento, infatti, sta per venuta e ogni venuta implica attesa: qualcuno viene, non solo tra noi ma per noi; il "prego", inoltre, lo possiamo leggere come apertura verticale, come guardare sopra il cielo: la nostra vita diviene ascolto della Parola, preghiera, comunicazione profonda con il nostro creatore e Padre. In queste settimane facciamo spazio nella mente e nel cuore a Dio perché ciascuno di noi ne diventi culla, casa, presenza divina per gli altri. Allora il giorno dopo il 24 dicembre non sarà solo il 25 ma Natale: Dio che trova accoglienza nella vita di ciascuno dei suoi figli. Lasciamoci soprendere dall''''amore di Dio, dal suo gettare ponti e credere nell'uomo e la donna infinitamente di più di quanto noi possiamo credere in noi stessi e in lui. Vieni, Signore Gesù.
Commenti (0)